Oggi sono stato stronzo. Stronzo quanto basta.
Il mio lavoro richiede che io mi comporti da stronzo, a volte.
L’importante è non prenderci gusto.
A questo penso, mentre appoggio il mio testone contro il vetro sporco del tram.
Dentro il testone: un fluido pastoso ostacola il normale corso dei pensieri.
Succede, dopo tante ore a fare lo stronzo.
Qui…blop…mi devo…blop…inventare…qualcosa. Blop.
Una tizia dietro di me parla al cellulare in una lingua con troppe “a”.
Karapafagalla fareka tullifada.
Filippino, o forse alfabeto farfallino.
Fermata.
Sale: una cinese adulta, vestita da adolescente.
Scende: un signore con il bastone, che odora leggermente di formaggio.
Qui-fi mi-fi de-fe-vo-fo inven-ta-fa-re-fe qua-fa-lco-fo-sa-fa.
Seconda fermata.
Sale: una fotomodella slavata
Scende: io.
Davanti a me cammina una ragazza; le guardo distrattamente il culo.
Perché non lo so, sono 15 anni che la vista di un culo per strada non mi da un brivido di eccitazione.
La constatazione mi spinge a reagire. Guardo il culo con più attenzione.
Qui mi devo inventare qualcosa.
Il culo sobbalza ad ogni passo.
Blop, blup, blop.
Blog!
Stasera torno a scrivere sul blog.