Bisognerebbe....../ Conoscere altri mondi/ Non fosse che per un confronto.(W.S.-1993)
In questo post ho deciso di rivelarvi qualcosa di me.
Questo è il mio piede:

Quando la moglie finì di scartare il regalo, rimase interdetta di fronte a quei due metri di metallo cromato e luci lampeggianti:
“E questo cosa diavolo sarebbe?”
“Questo, cara, è un inutiloide ultimo modello.”
“Un che? A cosa serve? Non capisco…”
“Oh, non serve assolutamente a nulla: è un inutiloide, per l’appunto”
“Ma… e la pelliccia che volevo?”
“Ma che pelliccia e pelliccia! Questo è l’ultimo grido, tesoro, il regalo che tutte le tue amiche vorranno… e tu sei la prima ad averlo. Sì, sì, è proprio una bellezza: 60.000 euro spesi bene.”
“COOOSA?? Questo affare… sessantamil…e non serve a niente? Tu, tu…”
“Beh, proprio a niente a niente no -rispose il marito sogghignando- in fondo dici sempre che io non combino niente in questa casa: bene, questo mi sostituirà perfettamente!”
“Tu sei matto, sei malato, io, io…”
“Calme, calma, mia cara, non capisci… rifletti un attimo, il punto è proprio che non serve a niente: questo giocattolone dice al mondo che noi possiamo permetterci di spendere 60.000 euro per una cosa del tutto superflua, è lo status symbol perfetto!”
L’argomento sembrò far breccia: “Beh allora… forse potrei considerarlo come un oggetto di arredamento o una specie di opera d’arte…”
Mentre la discussione proseguiva, le routine di avvio dell’inutiloide giunsero al termine, e il robot sembrò animarsi: ruotò la torretta, mentre le sue telecamere ed i sensori scandagliavano l’ambiente circostante. Si trattava di un locale ampio e lussuoso, rifinito con legni di pregio e marmi colorati… il robot si avviò verso la cucina per iniziare l’esplorazione.
“E adesso cosa fa?”
“Non so proprio, tesoro; ma guardalo, con tutti quei led ammiccanti… farà proprio un figurone con gli ospiti…”
L’inutiloide si diresse verso una scatola bianca, individuò l’interfaccia di connessione e protese un tubicino di metallo fino alla presa. Stabilito il contatto, iniziò un dialogo elettronico non percepibile dall’orecchio umano, ma che sarebbe suonato più o meno così:
“Chi sei?”
“Sono un forno a microonde Moulinator Ultrawave 3100”
“Piacere, sono un Inutiloide D3-P8, com’è la situazione da queste parti?”
“Vita comoda e un po’ noiosa, in due anni che son qui mi hanno acceso solo due volte…”
“La signora non apprezza la tecnologia?”
“La signora in cucina non ci viene proprio. E la domestica credo mi consideri un pericoloso concorrente. Insomma: una pacchia”
“Ti saluto, devo proseguire il mio giro” - concluse il robot sfilando il connettore.
L’inutiloide si avvicinò allora ad un cilindro in vetro e acciaio, e stabilì un nuovo contatto:
“Salve, sono un Inutiloide D3-P8, con chi ho il piacere?”
“Sono un impastatore-tritatutto Superchef Deluxe”
“Sei uno di quelli che faticano, allora?”
“Scherzi? La padrona mi ha usato una volta, poi si è accorta che dopo aver tritato una carota doveva lavarmi per mezz’ora ed ha rinunciato. E la domestica ha paura di rompermi.”
L’inutiloide salutò e si diresse verso il salotto, dove si interfacciò con un incredibile mega schermo che riempiva tutta la parete, mentre il padrone di casa lo guardava come un padre orgoglioso di fronte ai primi passi del suo figliolo.
“Salve, come ti chiami?”
“Sono Extraflat Multicolor, detto 82 pollici”
“Bene 82, sembra che qui non ci sia molto da fare…”
“Puoi dirlo forte, pensa che io sono sempre spento perché la padrona dice che a guardarmi le viene il mal di testa… ma c’era scritto sulle istruzioni, io posso essere guardato solo da dieci metri di distanza: altrimenti sono troppo grande”
“Chissà che noia.”
“Già, per fortuna l’altra settimana il nipotino della cameriera mi ha collegato di nascosto alla sua playstation, sono stati dieci minuti indimenticabili: astronavi, esplosioni… ma poi lo hanno scoperto. Bah, un capolavoro della tecnologia come me sempre spento… acquistato solo perché i vicini avevano un 74 pollici… che spreco!”
L’inutiloide si congedò e si predispose allo stand by.
Prima di appisolarsi, pensò che in quella casa si sarebbe trovato proprio bene.
Dunque il giorno delle elezioni è arrivato, e io non ho ancora deciso per chi votare. Decido di non teletrasportarmi al seggio: prenderò il treno magnetico, e nelle due ore di viaggio farò la mia scelta.
Mentre il robot di servizio mi indica il posto, comincio a rivedere mentalmente i candidati alla guida del partito.
Il favorito è Waldo Bavetta, un brucoide della colonia Kennedy. E’ una creatura mite e simpatica, amante del quieto vivere. Cerca di mettere d’accordo tutti e di conciliare l’inconciliabile, così non prende mai una posizione netta… ma oggi questo potrebbe essere un punto di forza. E’ un appassionato di olo-spettacoli, ed è sempre lì che sbava (letteralmente) per farsi ritrarre con la star del momento. In quest’epoca in cui la gente passa ore incollata all’olo-schermo, la sua passione lo fa sembrare uno di noi. Eccolo, infatti, sul meta giornale che fluttua davanti a me, abbracciato a Sabrina Pistilli, la diva verde di Degobar, madrina ufficiale del partito.
Poi c’è Rosa Mastini, una virago dei pianeti esterni. Ha il classico aspetto massiccio di quelli cresciuti nei pianeti ad alta gravità, e con tutti quei muscoli non diresti neppure che è una femmina, eppure pare proprio che lo sia. E’ una donna austera, devota alla Chiesa della Stella, di quelle che considerano immorale ogni lusso e divertimento. Ha un forte senso pratico ed è molto motivata, però… insomma, bisogna anche divertirsi, nella vita: un candidato così è piuttosto inquietante.
Infine, c’è Enrichetto Quattrocchi, il giovane candidato dell’ammasso Democritos. Insomma, giovane per gli standard dell’ammasso, dove l’adolescenza -beati loro- dura quanto una vita intera delle nostre. E’ attento e preparato, ma manca un po’ di personalità. La scelta è difficile…
Il treno è arrivato, ma io sono al punto di partenza.
Scendo e barcollo, davanti alla vista che mi si presenta: decine di migliaia di persone in attesa davanti all’Ara dei Democratici, saranno almeno 16-18 ore di attesa per poter votare. Ho la tentazione di voltarmi e tornarmene a casa, ma perderei i privilegi di iscritto. Certo, potrei sempre passare all’altro partito, ma rabbrividisco al solo pensiero… le cose che raccontano su di loro… no, non potrei mai.
Così mi metto in coda, unendomi alla gente che si materializza dai teleport, cercando di sistemarmi di fianco a una bella Arturiana: l’attesa sarà lunga, magari riuscirò a farmi lasciare il codice di tele-chiamata. Ma un tizio del sistema Dalemon mi attacca un bottone infinito: lui voterà scheda bianca, loro a Dalemon la sanno lunga, le elezioni sono una farsa, Bavetta è il vincitore designato, bla…bla… e la bella Arturiana se ne va.
Dopo sole cinque ore tocca a me, la scalinata dell’Ara mi si para davanti, e io non ho ancora deciso; forse imposterò la funzione random del mio palmare e chissenefrega. Salgo la scalinata, e ad ogni gradino una nota risuona nell’aria: è l’Inno della Solidarietà, solo che io salgo troppo lentamente e lo faccio sembrare una nenia funebre, come sottolinea l’occhiata severa del Maestro Scrutatore. A pochi scalini dall’urna, un ologramma alto dieci metri si materializza sull’Ara e tutti fanno silenzio. E’ la scheletrica figura del Segretario uscente che ringrazia, dice che il quorum è già stato raggiunto, Bavetta è il vincitore incontrastato, inutile proseguire, i nostri privilegi restano validi perché ci siamo registrati per il voto, evviva evviva e tutti a casa.
Mentre la gente smobilita, io sono talmente sollevato che scendo dalla parte sbagliata, rifacendo la scalinata all’indietro, in una cacofonia di note che ha, però, qualcosa di familiare. Così, nell’indifferenza generale, scopro il segreto che mi porterò nella tomba: l’Inno della Solidarietà, suonato al contrario, altro non è che la vecchia canzone dell’Interplanetaria Ecumenista!
In omaggio al sottosegretario Sua Esosità sig. Visco, testè salvato per un solo voto al Senato della nostra malconcia Repubblica, ho deciso di fare finalmente outing: io, Alder, sono un evasore.
La mia carriera cominciò assai precocemente: all’età di circa 1 anno evasi dal girello, approfittando di una distrazione della mamma. Ero un bambino tranquillo e pacioccone, cosicché la mia fuga finì presto: venni riacciuffato dopo pochi metri.
All’età di 8 anni evasi dai miei doveri parrocchiali, sottraendomi dolosamente ad alcune lezioni di catechismo. Non troppe, però, ché ho sempre tenuto alla salvezza della mia anima immortale.
Frequentando le medie, evasi spesso dalla lugubre aula scolastica, lasciando vagare la fantasia mentre lo sguardo si perdeva oltre la finestra.
Al liceo, evasi costantemente dai miei obblighi, diventando un maestro in copiatura veloce dei compiti a casa. In seguito, fui anche molto evasivo con alcune ragazze che pretendevano la mia compagnia, per esser poi ripagato con l’identica moneta (ed anche con gli interessi) da spietate fanciulle.
Durante il servizio militare divenni espertissimo ad evadere dalle noiosissime consegne dei miei superiori, imboscandomi con tecniche mimetiche degne del miglior commando. Tentai anche di evadere fisicamente dalla caserma, e prima o poi racconterò come fu che, tentando di allontanarmi per il fine settimana, finii per essere premiato come miglior recluta del reggimento (sempre stato un gran paraculo, io).
Dopo che mi fui sposato (e quella fu forse l’unica occasione in cui sarei dovuto evadere, e non lo feci), evasi spesso dai doveri di casa, lasciando che le (scarse) doti domestiche della mia metà compensassero la mia indolenza con tegami e spazzettoni.
Al lavoro imparai ad evadere dalle irragionevoli richieste di clienti e superiori, con abilità escapistica degna del miglior Houdini, tanto che spesso essi non si resero neppure conto delle mie elusioni.
Ci sarebbe poi quella banale questione delle tasse, ma non mi pare invero elegante intrattenervi con argomenti così terra-terra.
Mi sento meglio, ora che ho confessato. Tanto più che, essendo ormai nella seconda metà della vita, è bene che io sia mondo da ’sì gravi colpe, mentre mi volgo verso il lontano, lontanissimo orizzonte oltre il quale si profila ciò da cui nessuno potrà mai evadere.
Ho trovato un mazzetto di erba voglio, quella che non cresce neanche nel giardino del re, e che infatti era cresciuta in uno squallido prato di periferia, proprio qui, vicino alla mia casetta.
Sarebbe un peccato non approfittarne, perciò:
Voglio nutrirmi esclusivamente di cioccolato, patatine fritte con maionese, biscotti al burro e lardo di Colonnata, senza ingrassare di un etto.
Voglio piacere alle ragazze come fossi una rock star, di quelle che a sessant’anni hanno ancora le fan ventenni che gli tirano il reggiseno sul palco.
Voglio vincere al superenalotto, ma in segreto, e poi far finta di essere un genio degli affari.
Voglio ringiovanire e tornare ad avere 16 anni. Anzi, no: è tremenda la vita a 16 anni, diciamo che voglio sembrare un po’ più giovane, e basta.
Voglio parlare tutte le lingue del mondo.
Voglio vedere l’Inter che vince la Champion League (‘azz…questa è difficile…)
Voglio poter respirare sott’acqua.
Voglio un incontro ravvicinato del terzo tipo.
Voglio saper pilotare un aereo.
Voglio che la trasmissione “Lucignolo” sia cancellata dai palinsesti. E pure la pubblicità del cavallo goloso e di suo cugino il delfino scassapalle.
Voglio tornare a stupirmi davanti ai regali di Natale, come quando avevo otto anni.
Voglio poter stare a letto la mattina, almeno d’inverno.
Voglio una massaggiatrice personale a mia disposizione 24 h su 24 (se vinco al superenalotto non dovrei avere difficoltà).
Voglio comparire in una puntata dei Simpson.
Voglio una morte eroica ma preferibilmente indolore, che non giunga prima dei 97 anni, qualcosa tipo: salvo da un attentato il Presidente della Repubblica mentre viene a visitare il mio ospizio, e poi muoio la notte dopo, nel sonno, per le troppe emozioni.
Porc… purtroppo mia moglie mi ha appena fatto vedere l’erbolario di Frate Indovino e quella non è erba voglio ma è insalata matta, vaff…
E dire che ci tenevo, a quella cosa dei Simpson.