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mercoledì, 22 agosto 2007

Questo blog aderisce all’astensione da post e commenti proclamata dall’Associazione per l’Uso Responsabile del Web, per stimolare una riflessione sui rischi dell’eccesso di informazioni e sull’invadenza dei nuovi media. L’astensione terminerà il 10 settembre prossimo. IL FATTO CHE TALE PERIODO COINCIDA CON I MIEI (MERITATI) 15 GIORNI DI VACANZA, E’ PURAMENTE CASUALE.
postato da: Alder alle ore 22:29 | link | commenti (7)
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lunedì, 13 agosto 2007

Contatto! (post lungo di ferragosto)

alieni a ny

 

Il giorno in cui gli alieni arrivarono sulla Terra, io non c’ero. Avevo preso una sbronza colossale e dormito 24 ore filate, più 6 ore passate a vomitare. Insomma, quando ho acceso la tele era tutto finito e io non avevo visto un cazzo. Per fortuna che poi lo hanno replicato un milione di volte e alla fine è uscito pure il dvd in edicola.
Beh, comunque le cose sono andate così: gli omini verdi hanno spento il loro schermo di occultamento proprio prima di entrare nell’atmosfera, così nessun astronomo dilettante li ha visti arrivare per primo, guadagnandosi imperitura gloria e mille inviti ai talk-show. Grazie, omini, che almeno questa ce l’avete risparmiata.
Hanno fatto un bel tour delle capitali mondiali, passandoci sopra con quella mega-ciambella di astronave, e alla fine hanno parcheggiato proprio sopra Central Park. Hanno aspettato una mezz’ora, giusto per esser sicuri di andare in diretta, poi hanno spedito giù il loro portavoce (non ci crederete, ma alla RAI se la sono persa, perché stava andando la pubblicità).
Comunque esce questo tizio, che sembra umano ma si capisce che non lo è, perché ha la pelle tipo argentaovivo, non so spiegarvelo bene, è una specie di robot-androide-strafigo, che adesso impazza sulle magliette dei ragazzini. Salta fuori ‘sto Mr. Cromo e inizia a parlare al mondo. Avete presente quelle storie di fantascienza dove E.T. parla, e ognuno lo capisce nella sua lingua? Beh, stavolta non è andata così: l’alieno ha cominciato a parlare in inglese e il telecronista della RAI non ha capito una minchia. In tutto il resto del mondo però hanno capito, ed era la solita storia del veniamo in pace e siamo tutti fratelli, e qualcuno già sospettava la fregatura… in quella arriva il segretario dell’ONU, che non gli par vero di passare alla storia, ed è tutto contento, poi però gli alieni lo tirano su con il famoso cono di luce e lo portano nell’astronave, e un attimo prima di sparire la tele gli fa un primo piano e si capisce che il povero vecchio se la sta facendo sotto.
Passa un quarto d’ora e il vecchio ricompare e dice tutto ok, se ne vanno in Antardide, vogliono starsene in pace e studiarci un po’, e mi hanno dato una lista di persone con cui vogliono parlare. I giornalisti impazziscono e lo tempestano di domande, ma lui sparisce e dopo un po’ parte pure l’astronave.
Nei giorni che seguono, mentre mi metto tre giorni in malattia per farmi passare i postumi e restare fisso davanti alla tele, cominciano a spargersi voci su quelli che stanno partendo per il polo sud, invitati a prendere il thé (thè verde, immagino) da Mork e compagnia. Partono un sacco di scienziati, e a nessuno gliene frega niente, perché tanto chi li conosce, e poi avranno parlato di cose che nessuno capisce… poi chiamano qualche politico, e qui la cosa si fa un po’ più interessante, perché poi quando tornano ci tengono a farsi belli alla tv, e uno dice che li voleva convincere a darci la cura per l’AIDS e per il cancro, ma quelli niente, dice che non possono interferire e che se crepiamo fa tutto parte del Grande Disegno, insomma son cacchi nostri. Doveva andarci pure Prodi ma all’ultimo si sono accorti che c’era un posto in meno sulla navicella, han fatto la conta ed è rimasto giù lui, meschino.
Pamela Anderson ha dichiarato a playboy che hanno invitato pure lei, di nascosto, e che l’hanno misurata tutta e hanno fatto degli esperimenti con il suo corpo, ma nessuno se l’è filata (io la rivista però l’ho comprata, tanto per documentarmi al meglio!). SemprediPiùTV invece ha pubblicato delle foto della Canalis con Mr. Cromo, e qui io ci ho creduto, probabilmente era l’ultimo maschio che le mancava per completare la collezione…
Bene, per farla breve, dopo neanche una settimana, il ciambellone galattico rispunta sopra Central Park, e il segretario generale torna sull’ascensore di luce, convocato dagli E.T.. Questa volta sale tranquillo, ma poi ridiscende mogio-mogio. I nostri amici verdi se ne vanno, pare che di più non si possano fermare, hanno un giro lungo da fare e se si fermano troppo da noi poi gli rimane poco tempo per analizzare i pianeti più importanti di questo settore. Proprio così, “i pianeti più importanti”. Dice che di noi hanno visto abbastanza e che siamo un mondo interessante e che ci hanno inserito nella classificazione universale delle civiltà e che ora siamo al n. 13.004.569.421.534 della classifica delle creature più evolute, e che se continuiamo così in meno di mille anni potremmo anche scalare 500 posizioni in graduatoria.
Poi schizzano via, tutto torna come prima e io mi prendo un’altra ciucca storica, brindando alla loro salute.
Per un po’ si riaccende l’interesse quando si scopre che la Canalis è incinta, ma poi nasce un bebè che somiglia tutto a Bobo Vieri e io penso che per fortuna Mr. Cromo non è da queste parti, o perdevamo almeno 100 posti in classifica.
La fine la sapete tutti, l’altro giorno ha tirato le cuoia il vecchio segretario generale, e in punto di morte l’ha detta tutta: è saltato fuori che qui da noi non si dovevano neanche fermare, ma gli serviva un po’ di ghiaccio per l’astronave. Avevano captato le nostre trasmissioni tv e ci avevano subito escluso dal programma delle esplorazioni.
Davvero non so se dargli torto.



FOTO: rara immagine degli alieni a NY, ringrazio i miei contatti alla CIA 
postato da: Alder alle ore 21:04 | link | commenti (4)
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giovedì, 09 agosto 2007

Una moglie

Il Fallito era in ritardo. Lo sapeva che il venerdì sera doveva essere puntuale, che mamma ci teneva a cenare all’ora giusta… le persone anziane hanno le loro abitudini… eppure era in ritardo, non era capace di farne una giusta.
Poi sarebbe arrivato, avrebbe inventato qualcosa, un problema al lavoro, e lei avrebbe fatto finta di crederci, per non fare scenate davanti a mamma. Lavoro… non sapeva neanche cosa fosse! Lo tenevano, in fabbrica, per rispetto a Lei, che era la figlia del Cavaliere; gli avevano inventato un ruolo, ufficio pubbliche relazioni, relazioni esterne, comesichiama… insomma gli avevano dato un ufficio vuoto e gli passavano un piccolo stipendio, sperando che intralciasse il meno possibile. Il Fallito passava il tempo a tenere le relazioni, sì, ma con gli amici del bar e con qualche donna di strada, che lei tentava di ignorare.
Adesso però erano già le nove, e lei cominciava a preoccuparsi, con tutto quello che succedeva per le strade… poi il Fallito guidava come un matto, con quella macchina esagerata: non avrebbe mai dovuto comprargliela! Suo padre si rivoltava nella tomba, lo sapeva, ogni volta che lei saliva su quel bolide così appariscente, così volgare. Il Cavaliere era un uomo così austero, così attento a non apparire frivolo che non avrebbe mai approvato… ma uomini come suo padre non ne nascevano più, e certo il Fallito era di tutt’altra pasta: non avrebbe saputo guadagnare una lira, ma a spendere era bravissimo, per fortuna che c’era lei a tenere i cordoni della borsa!
Sentì sua madre brontolare, di là, e non poté darle torto, era tipico del Fallito rovinare la serata a tutti, ma questa volta gliel’avrebbe fatta pagare, avrebbe trovato il modo!
Se tardava ancora loro avrebbero dovuto mangiare, alle dieci sarebbero arrivati i Serbelloni Mazzanti, per la partita a burraco, e non potevano certo farli attendere… beh, meglio così, il Fallito avrebbe cenato da solo, che tanto anche al gioco era un incapace, e in più l’altra settimana aveva scocciato tutti con quelle battute da taverna… dio che vergogna! Per fortuna che i Serbelloni erano dei signori e avevano fatto finta di nulla, ma era un miracolo che avessero accettato ancora l’invito.
D’altronde, perché stupirsi,se solo pensava da quale quartiere lo aveva tirato fuori, dieci anni prima. Era sempre stato grezzo e un po’ ignorante, però era almeno allora era solare, sicuro di sé, e che corte le faceva! Lei ne era stata subito attratta, ma forse, a pensarci ora, solo perché non era abituata alle attenzioni degli uomini (non che le mancassero le doti, s’intende… certo non aveva un fisico prorompente, ma aveva il portamento e l’educazione).
Perché non telefona, l’idiota? Avrà lasciato scaricare il cellulare, capacissimo!
Dov’era finito, quel ragazzo sicuro di sé che l’aveva fatta innamorare? Quando, quando era stato sostituito da quel buono a nulla? Eppure gli aveva trovato subito un posto d’oro, con il Cavaliere che lo teneva sotto l’ala e gli spiegava tutto… che delusione era stata, per lei, sentire il padre che continuava a rimproverarlo… e lui, il Fallito, al posto di imparare dai suoi errori non sapeva far altro che tornare a casa a piagniucolare che il suocero era troppo esigente, che non ne perdonava una, che lui non aveva fatto l’università e certe cose non potevano pretenderle…
La verità era che i suoi genitori avevano visto subito giusto, sul Fallito, come non avevano mancato di farle notare… ma quello era stato l’unico gesto di ribellione della sua vita, sposare un ragazzo bello e squattrinato… e ora ne pagava il prezzo.
Bene, ora basta, non avrebbe più aspettato.
“Vengo mamma, vengo…”
Ma quando arriva mi sente, ringrazi che sono una signora perché altrimenti non so cosa gli farei, quando mi fa arrabbiare così… gli staccherei la testa!
postato da: Alder alle ore 23:02 | link | commenti (1)
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giovedì, 02 agosto 2007

Un marito

Tutte le settimane gli toccavano cinque ore di macchina per andare a trovare la Stronza.
La Stronza, sua moglie, era al mare con mammà, in una squallida località uguale a mille altre, invasa dai bambini, dai pensionati e appunto dalle mogli, che imponevano ai mariti la penitenza della migrazione del venerdì sera. La Stronza, con i soldi che aveva, avrebbe potuto passare le vacanze alle Maldive, e portarci pure lui. Invece no: lei da trent’anni passava l’estate nello stesso posto, con mamma-stronza.
Affrontava le curve con rabbia e malediceva gli altri automobilisti. Si godeva solo gli sguardi ammirati che dedicavano alla sua auto sportiva…sognate, sognate, poveri stronzi pure voi, che una macchina così neanche con tre anni del vostro lavoro del cazzo, ve la potete comprare! Quella macchina era il prezzo per sopportare la Stronza, che era una cretina, ma in compenso era la figlia del papà giusto, il cavalier Stronzoni, dal quale aveva ereditato la predisposizione ad affliggere il prossimo, nonché una vergognosa quantità di denaro.
Lui l’aveva sposata dieci anni prima, attratto non certo dal suo aspetto malsano e dal naso a patata, altro lascito della buonanima del cavaliere, ma dall’affascinante portafoglio ricco di titoli ed azioni e promesse di vita migliore.
Ma era stata dura, cazzo, mooolto più dura del previsto! La Stronza si era guadagnata subito il suo soprannome, mostrandosi capricciosa ed irritante, ma soprattutto avara oltre ogni limite… Dio solo sapeva quanto aveva dovuto sudare per farsi comprare quella bomba di macchina, pensò, affondando il pedale sull’acceleratore.
Quante volte aveva pensato di farla fuori, di spingere la Stronza giù dalle scale o di propinarle un bel brodino al topicida, per poi godersi l’eredità del cavaliere in qualche spiaggia tropicale! Aveva persino pensato di parlare con quell’operaio albanese, quello che si diceva che era stato in galera, per chiedergli se conosceva qualcuno disposto a fare il lavoretto… ma quelle son cose che vanno bene al cinema, nella realtà ti beccano sempre, e allora altro che spiagge tropicali; lui non voleva passare trent’anni in cella con qualche negro puzzolente!
Ma almeno poteva sognare che la Stonza schiattasse di suo: una cosa veloce… un infarto notturno, un aneurisma… ma l’erba cattiva non muore mai, cazzo…
Eppure gli bastava chiudere gli occhi per immaginarsi la scena: un rapido funerale e poi lui che andava in banca, chiudeva i conti e trasferiva tutto alle Isole Vergini, poi partiva beato, magari con la tettona del supermercato, che lo sapeva che ci sarebbe stata…
Bastava chiudere gli occhi per un attimo ed eccoli lì, a scopare sulla spiaggia deserta… bastava chiudere gli occhi…
Fu in quel momento che il camion che aveva davanti frenò bruscamente.
Un attimo prima che la sua coupè si infilasse sotto il pianale del TIR, riaprì gli occhi. L’ultima cosa che vide da vivo fu un adesivo sul paraurti che, entro una frazione di secondo, gli avrebbe staccato la testa. Diceva: “Se pensi che io sia cattivo… dovresti conoscere mia moglie!”       
postato da: Alder alle ore 17:48 | link | commenti (8)
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