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Utente: Alder
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venerdì, 20 luglio 2007

Di Venere e di Marte...

Parto per una settimana di ferie. Il programma, come ogni anno, prevede: eritema solare, scottatura di 2° grado, urticata di medusa, 2 o 3 kg in più...
Non ho tempo di postare, ma ho ritrovato in un file "disperso" una bozza di post scritto qualche mese fa e dimenticato... ve lo lascio insieme a miei saluti!  


- Io sono un Dio, eccheca***! Potrò decidere cosa voglio o non voglio fare! Ora voglio ri-po-sa-re! Non mi scocciate!
- Ares, non fare così, giù hanno bisogno…
- Bisogno sta min****! Quelli si approfittano, sono stato sulla terra due settimane e mi hanno distrutto, io ho tremila anni, non sono più un giovanotto. Ti ricordo che sono andato in pensione milleseicento anni fa… vai a rompere a quel tizio di Nazareth, che aveva detto che avrebbe pensato lui a tutto, che era meglio che mi ritirassi, che era il tempo della pace universale e bla, bla…
- Non fare il difficile, su, che se resti qui chiuso in casa poi ti annoi e vai in giro a litigare con mezzo Olimpo.
- Ho detto no, femmina! Un conto è fare qualche lavoretto, ma quelli esagerano! Se fosse qualche scaramuccia di frontiera, una guerricciola ogni tanto, per tenersi in esercizio… ma così è uno stress! Vuoi l’elenco dei posti che ho visitato in due settimane? Palestina, Iraq, Somalia, Afghanistan, Libano… e quando stavo partendo ancora tutti a lì a chiedere: “ci sarebbe un po’ di tensione in Georgia, perché non va a dare una spintarella? Parte proprio ora, aspetti un poco che cominciamo in Iran…” no, no, cara, non ho più l’età…
- Ares, lo sai, per queste cose ci vuole esperienza, la guerra bisogna saperla fare, se la lasci ai mortali quelli si macellano senza nessuna eleganza! Ti ricordi ai nostri tempi, quelle sì erano battaglie: grandi eroi, strateghi, gloria e sacrificio…Ettore, Achille, Leonida, Alessandro…
- Ma è proprio per quello, ora non c’è più divertimento: schiacci un bottone e boom! Gas, mine antiuomo, bombe a grappolo: tu dimmi se è il modo di fare! E poi son proprio dei bambini, scusa: mai soddisfatti, appena finiscono vogliono subito ricominciare…te l’ho detto, sono troppo vecchio per tenere il passo…
- ma dai, allora cosa dovrei dire io: ho la tua stessa età ma la mia parte quando la devo fare la faccio…
- Afrodì, tante grazie, che a te t’ha salvato il Viagra, che sennò laggiù passavano tutto il tempo a guardare la tele…
postato da: Alder alle ore 22:24 | link | commenti (6)
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domenica, 15 luglio 2007

Repliche

Ieri sera sono incappato nella classica replica estiva. Un tenente Colombo ringiovanito dagli effetti relativistici del tubo catodico, recitava -non so perché- al fianco di un robot che era una copia perfetta di quello de “Il pianeta proibito”.
L’altro giorno, invece, ho fatto colazione sbirciando una puntata de “La grande vallata”.
Insomma, un salto indietro nel tempo di almeno trent’anni, ed ero già nostalgico di mio, come avrete capito dall’ultimo post.
Così, oggi ho pensato ai vecchi telefilm della mia gioventù, a cominciare da quelli di fantascienza, che ho divorato per anni.
Il primo che ho seguito è stato senz’altro “UFO”; ero proprio un bambino e collezionavo anche le figurine del platinatissimo comandante Straker e delle soldatesse di Base Luna, con le loro parrucche viola.
Poi è stata la volta di “Spazio 1999”, un serial con una trama scientificamente curatissima: la Luna, nel lontano futuro dell’anno 1999 (!!) si staccava dall’orbita terrestre e cominciava a vagare nello spazio, avvicinandosi ad un nuovo pianeta in ogni puntata, ed ogni volta era una nuova avventura. Personaggio cult era la mutaforma Maya, una bella ragazza con la particolarità di avere una fila di lenticchie al posto delle sopracciglia.
Infine, è giunta l’epoca di Star Trek, sul quale non c’è niente da dire che non sia già stato detto.
Non trascuravo i polizieschi, come “Starsky e Hutch” e mille altri (probabilmente guardavo troppa TV!). Menziono solo “Magnum P.I.”, con il baffo di Tom Selleck che faceva impazzire le ragazze, la Ferrari, le Hawaii e il maggiordomo inglese. E anche “Miami Vice”, che quando facevo il liceo cercavo di imitare indossando improbabili magliette color pastello sotto giacche oversize con le maniche rimboccate (erano i favolosi anni 80!). Una caratteristica di questi telefilm era che se uno moriva ammazzato lo faceva con una certa grazia, senza schizzi di sangue o sbudellamenti, e quando gli facevano l’autopsia, non te la facevano seguire passo per passo, come fanno ora, guastandoti l’appetito.
La cultura dominante, a casa mia, era però quella western, imposta da mio padre a sua volta nostalgico dei classici della sua giovinezza. In estate era contento, perché mandavano sempre in onda qualche vecchio film con John Wayne o Gary Cooper. Lui comprava Tex Willer, e qualche volta lo fa ancora; mi ricordo che quando mi chiedeva di acquistarglielo lo chiamava “Shakespeare”, alludendo all’elevato valore letterario dell’opera: “comprami il Corriere e Shakespeare…”.
Così, anche i serial western erano molto gettonati, soprattutto “Alla conquista del West”, l’unico che volevano vedere anche mamma e la Su, per via del bel Luke. Per me non era all’altezza dei Bonanza (“Here in the west / we are livin’ the best…”), che avevo seguito da bambino e che mi aveva colpito per un dettaglio: uno dei protagonisti si chiamava Osso (o almeno, io l‘ho sempre chiamato così, e ditemi se non è un bel nome).
Un risultato di questa overdose western era questo bel completino che sfoggiavo al mare (al mare!): un piccolo cowboy tirolese con piglio deciso…

Alder cowboy

Nonostante tutto, crescendo sono diventato perfettamente normale, e forse è stato un peccato.
postato da: Alder alle ore 22:41 | link | commenti (10)
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giovedì, 05 luglio 2007

Alder invecchia...

estate
Le scuole sono chiuse, le mamme già in vacanza.
E’ estate.
Sarà un’estate breve. Ora il tempo va più veloce, ve ne siete accorti?
Quand’ero bambino, le giornate erano lunghe, le estati interminabili.
Si tornava a settembre, come dopo un viaggio su un altro pianeta. A casa, finalmente, con la voglia di comprare matite e quaderni nuovi.

Quando si partiva per le vacanze, mio padre caricava la sua vecchia Fiat blu. Blu mare, nel senso che aveva tutte le sfumature del mare, dall’azzurro scuro al blu profondo. L’eroica Fiat combatteva ogni giorno la sua battaglia persa contro la ruggine, e mio padre interveniva ogni tanto con ritocchi artigianali di vernice, con risultati degni dell’estetica punk.
Quando si partiva, mio padre caricava la vecchia Fiat come per un trasloco. Ora sorrido quando vedo i rumeni che tornano in patria con i materassi sul tetto della macchina stracarica. Qualcuno forse sorride sprezzante, io invece sorrido pensando: “dilettanti!”. Noi abbiamo caricato sedie e tavoli, lettini per infanti e generi alimentari, canotti e damigiane…
Quando si partiva, si cantava. Era obbligatorio, sennò mia sorella vomitava. Se si andava al mare si intonava “per quest’anno, non cambiare/stessa spiaggia, stesso mare…” oppure uno strano ritornello sulle chiappe chiare, che non so da dove veniva. Se si andava in montagna erano lugubri canzoni della prima guerra mondiale, tipo Fantozzi in gita aziendale. Io ero stonatissimo, ma cantavo, per il bene della Su.

In montagna, scorazzavo per i prati e costruivo dighe di sassi. Andavo al cinema, seduto sulle sedie di legno e sperando che non piovesse, altrimenti andava via la luce e il film finiva di botto. Mi ricordo anche lunghissime partite di tennis per strada, con racchette enormi, senza rete e senza righe per il campo, ogni punto una discussione.
Al mare mi rifugiavo sotto l’ombrellone a leggere i fumetti, o sbancavo il lungomare armato di paletta. Il bagno si faceva rigorosamente almeno tre ore dopo pranzo, pena il sicuro annegamento.
Le vacanze più belle erano quelle in campagna, dove mio nonno aveva un casolare in mezzo al nulla, con il bagno in cortile. I miei cugini prima di andare a dormire facevano la pipì dalla finestra, e la mattina prendevano le uova nel pollaio, da mangiare sbattute con lo zucchero. La sera si catturavano le lucciole, che morivano sotto un bicchiere capovolto, dopo aver brillato per noi.
Quando si restava in città, era la volta dell’oratorio feriale. Tornei di palla-base e giochi improbabili, gite in piscina con un centinaio di bambini indiavolati che si tuffavano a bomba, bisticciavano e si nutrivano di Mars e patatine, con il prete in mezzo a distribuire sberle senza risultati apprezzabili.

Le estati erano lunghe, ma l’età dell’innocenza e della meraviglia è stata troppo breve.



nella foto: Alder e la Su in campagna con la bisnonna, fanno finta di essere al mare.
postato da: Alder alle ore 23:24 | link | commenti (26)
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