1 Canta, o diva, l’ira funesta
della bella Veronica dalle carnose labbra
e le gesta del Cavalier Arcoride, adunatore di folle.
Narraci, Musa, chi fu tra le dee,
5 colei che li spinse a rovinosa contesa?
Fu Afrodite capriccosa, nata da spuma di mare,
ad ordire la trama che mali infiniti
provocò alle italiche genti.
Giunto il Silvide a Neapolis dall’ampio golfo
10 venne a lui un compagno di tempi passati
e l’invitò a banchetto:
saziato l’appetito e libato nelle coppe il primo vino
la giovane Noemi dalle belle gote gli si fece vicina
e poiché egli amava la compagnia di fanciulle
15 dal piede leggero e dalla cinta sottile,
con lei stette, innocente, a stimarla in animo e bravura
e trattenne il braccio Eros saettatore.
Ma Efesto era in quei giorni al monte Uessuvios
a praticar l’arte sua divina nella forgia infuocata,
20 e sua moglie, Afrodite d’oro, l’accompagnava.
Venne così la dea al banchetto e vide
l’eroe mortale che il pomo porgeva
alla bionda fanciulla dicendo “alla più bella”.
Gelosa ne fu Afrodite Ciprigna e,
25 convocata Iris veloce, che ha nei piedi il vento,
messaggera d’Olimpo, l’inviò da Veronica Macheride.
Mentre un'ancella le curava la chioma fluente
astute parole di tradimento e passione
le disse all’orecchio l’alata fanciulla.
30 Credette Veronica all’olimpico inganno
e simile a Furia sempre vogliosa
si slanciò fuori dalla stanza,
come leone in grossa preda imbattutosi,
ma la sua preda era l’amor suo e marito.
35 Lo insultò con male parole
e agli araldi dalla limpida voce
comandò di ripeter le ingiurie alle genti riunite.
Saputo che l’ebbe il Cavaliere
si recò nell’antro di Vespos,
40 l’augure da tutti ascoltato,
che sapeva le cose che furono, sono e saranno
ed a lui disse, comandando di riferire alla moglie:
“Maledetta, sempre sospetti, ed io non ti sfuggo
ma proprio nulla potrai ricavarne,
45 ed anzi lontana dal cuore tu mi sarai:
questa sarà, per te, la cosa più amara”.
Note
13 Nel testo originale: kalliparhon (dalle belle gote)
18 Uessuvios: l'odierno Vesuvio
24 Ciprigna: dal presunto luogo di nascita, l’isola di Cipro
25 Orig.: podhnemoz wkea (che ha nei piedi il vento) allude alla funzione della dea, che vola rapida come il vento per portare le ambasciate degli dei alle destinazioni più lontane. L’arte figurativa rappresenta infatti Iris (o Iride) come una fanciulla alata.
31 Orig: Eris amoton memania (Furia sempre smaniosa) Eris o Furia, dea della discordia, signora del dolore, sorella di Ares.
39-40 K. Meister dubità dell’originalità di questo verso, che sarebbe attribuibile ad un’aggiunta successiva, prob. ad opera di Aristarco di Samotracia, o frutto di una più recente rielaborazione. Vedi “Die homerische kuntsprache”, Leipzig, 1921.